BITTERSWEETHEART

martedì, 17 giugno 2008

La felicità è... quando lo abbraccio, intreccio le mie gambe con le sue a letto, e sento che anche i nostri respiri si intrecciano come fossimo una persona sola.
La felicità è.... quando lo guardo dormire e sono presa da un senso di pace e serenità che mi pervade l'anima.
La felicità è... quando lo guardo negli occhi e ci vedo la mia vita, quando mi accarezza e mi accorgo di non aver bisogno di nient'altro, quando sorride e mi sembra venga fuori il sole anche in una giornata di pioggia, quando il suo sguardo mi sostiene e mi da' forza.
La felicità è... quando mi accorgo che siamo ancora uno accanto all'altra anche dopo i brutti momenti.
La felicità è... quando mi rendo conto che sono le piccole cose a farmi star bene: un gelato mangiato insieme, una passeggiata, la mano nella mano, un bacio a fior di labbra, una risata per le stessa battuta, il suono della sua voce.
La felicità è sapere che non ho neccessità di altro se lui è accanto a me.
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giovedì, 29 maggio 2008

Quello che mi da' fastidio di certe persone è la poca (o nulla) coerenza.
Come l'amico che dice che si è lasciato con la sua ragazza. Perchè non avevano lo stesso modo di vivere la loro storia, perchè a lei bastava vedersi poco e a lui no. E quando insinui "ma tanto tornate insieme" lui quasi si scandalizza e dice "no, no, no".
Lo senti dopo una settimana e insieme ci sono tornati, eccome.
O l'amico che ti chiede mille favori e tu glieli fai con piacere perchè ti sembra giusto e bello farli per un amico e pensi che lui farebbe lo stesso per te. E poi quando si tratta di dare un abbraccio, confidare un segreto o farsi una risata tu quasi non esisti più e per l'amico entra in scena un'altra amica.
Il più delle volte li giustifico pensando che sono liberi di fare, dire, "muoversi" come più ritengono giusto.
Ma certe volte sono proprio stufa di  certi comportamenti. Mi viene voglia di diventare cattiva e di mandarli a quel paese al primo accenno di richiesta, che sia materiale o di affetto. Sono stufa di essere disponibile e comprensiva, di dare tutto e di ricevere pochissimo o niente.
Non sono una fonte inesauribile di disponibilità e mi piacerebbe sentirmi sicura del fatto che se mi hai detto, mi hai assiucurato, ti sei preso l'impegno di dirmi A, fra due giorni non voglio ritrovarmi a fare i conti con una B.
postato da bittersweetheart alle ore 10:03 | link | commenti (2)
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domenica, 18 maggio 2008

E' qualche giorno che.... non so cosa sia successo, ma Beppe ha smesso di scherzare e ridere con me. Ha smesso perfino quasi di salutarmi. Più di una volta sono stata sul punto di chiedergli se gli avessi fatto qualcosa magari anche senza rendermene conto, ma non l'ho fatto.
E, come sempre, quando qualcuno fa anche solo un passo per allontanarsi, io corro più in fretta e ne faccio cento, forse perchè mi sembra che più distanza metto, meno la situazione mi faccia star male.
Evito di incontrare il suo sguardo, evito di stare vicino ai colleghi che gli stanno vicino, evito di fare pausa quando so che anche lui è fuori a fumare solo perchè voglio evitare che sia costretto a rivolgermi la parola, visto che sono convinta che non ne abbia più voglia.
Non so perchè. Me ne dispiace terribilmente. Spero che si risolva tutto.... e presto.


postato da bittersweetheart alle ore 08:23 | link | commenti (5)
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venerdì, 16 maggio 2008

Mi rendo conto che non sono brava a "mantenere" le amicizie.
Sono in contatto con tre persone a cui ho voluto un bene dell'anima in passato e a cui continuo a volergliene non riuscendo però a dimostrarglielo perchè, purtroppo, la vita di tutti i giorni mi porta via del tempo, mi stanca, mi fa dimenticare di compiere anche i più piccoli gesti per far capire a queste persone che, nonostante la lontananza fisica, loro sono sempre nel mio cuore.

Mi rendo conto che forse il mio modo di intendere l'amicizia è sbagliato. Chiunque abbia condiviso il suo tempo con me, chiunque mi sia stato vicino fisicamente e mentalmente, chiunque mi abbia voluto bene, rimane indelebile nella mia mente e anche se sono passati anni, anche se ci dividono chilometri, anche se non sento le loro voci da tempi immemorabili, a me basta il loro ricordo per continuare a sentirle vicine, per continuare a credere che loro ci siano sempre per me, esattamente come io ci sono sempre per loro.
Mi rendo conto che il mio modo di intendere l'amicizia è sbagliato perchè se tutto questo va bene per me, forse dall'altra parte ci si aspetta qualcosina di più: una telefonata ogni tanto, un sms che chiede "come va?" o una qualsiasi altra dimostrazione del fatto che i sentimenti che ho sentito in passato non si sono affievoliti.
Sbaglio perchè così, affidandomi solo ai miei ricordi, non mi tengo aggiornata sulla vita di queste persone: V. per me è ancora quella ragazzina che divideva le sue pizzette e le sue patatine light con me a scuola, adesso invece è una donna e so poco e niente delle esperienze che l'hanno fatta diventare tale. Però mi piace pensare che adesso dividerebbe con me un piatto di pasta fatto da lei, ed io mangerei con gusto come mangiavo quelle pizzette e quelle patatine, anche se non so come e se cucina pasta.
M. la rivedo ancora adolescente, sotto il portone di casa mia ad aspettare me e, nel frattempo a sperare di incontrare  il ragazzetto dell'ultimo piano del mio palazzo che le piaceva. "Non porterò mai una borsa"  mi diceva e l'ultima novità è che qualche giorno fa preparava la borsa con i vestitini da bambina da portare in ospedale per quando partorirà la bimba che ora porta in grembo.
A. è nella mia testa il ragazzino ingenuo, libero e che viveva alla giornata, fregandosene del domani perchè l'oggi era tutto quello che gli bastava per essere felice. Mi scrive che vorrebbe tornare indietro, che adesso pensa troppo al domani e, anche se questo è saggio, dice che non è poi così importante.

Sono cresciute le persone a cui ho voluto un bene dell'anima. Sono cresciute ma non possono essere cambiate così tanto da quelle che sono nei miei ricordi. Ed è per questo che continuo a voler loro un bene dell'anima.
Cercherò di rimediare però.

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venerdì, 09 maggio 2008

Risposta a Vanessa e all'anonimo che ha scritto solo Alessandro un paio di post fa: soluzione all'interpretazione del post!!!
C'è questo mio collega (si chiama Beppe) che non solo mi ricorda Alessandro, ma più lo conosco e più me lo ricorda terribilmente. Le persone "normali" aspettano prima di darti la loro amicizia, aspettano prima di stabilire un contatto fisico (che può essere semplicemente tirarti un pizzicotto, metterti una mano sul braccio, tenerti per mano, abbracciarti e via dicendo senza però arrivare a nulla di malizioso), aspettano prima di prendersi una certa confidenza, aspettano perchè credo che ci sia nell'uomo una certa diffedenza di fondo verso i suoi simili. Alessandro non aspettava: gli eri amico fin dal primo momento in cui gli rivolgevi la parola e non aveva paura che tu fossi la persona peggiore di questo mondo e lo pugnalassi alle spalle non appena lui si fosse voltato un attimo; penso che si fidasse talmente tanto del suo prossimo che una cosa del genere non la credeva neanche possibile.
Non conosco talmente a fondo Beppe per dire se lui "si fida" o no degli altri, fatto sta che è sicuramente una di quelle persone che non aspetta.
Ogni volta che mi sta accanto io mi sento come mi sentivo quand'ero con Alessandro e ogni volta io ho una paura fottuta di fare gli stessi errori che ho fatto in passato.
Con Alessandro pretendevo che certi modi di fare, certi atteggiamenti li riservasse solo per me. Forse perchè mi facevano sentire importante, mi facevano sentire voluta bene. Sono sicuramente stata possessiva e più lo ero più probabilmente lo allontanavo, forse sono stata anche cattiva, insomma credo che ho provato a tenerlo legato a me con la parte peggiore del mio carattere.
Con Beppe che caratterialmente un po' gli assomiglia (ultimamente quando lo guardo mi sembra adirittura di trovare degli somiglianze anche fisiche!),  mi sembra rivivere gli stessi momenti, come quando ti capita per la seconda volta la stessa situazione e nella testa non fai altro che ripeterti: questa cosa mi è già capitata. adesso so come comportarmi, non farò più gli stessi errori.  
Sono recidiva però, riconosco infondo a me stessa la possessività, la gelosia, anche se cerco di tenerle a bada: non mi appartiene neanche un po'. E allora, nello stesso istante in cui mi rendo conto di questo, mi allontano. Ho paura di rimanere ferita. E nella testa mi dico: se ti allontani sembrerai pazza, sembrerà che non te ne importa niente di nessuno, comportati come vorresti, senza aver paura di niente.
Sono convinta che se riescirò a stabilire un buon rapporto di amicizia con Beppe, se riuscirò a non sentire più questa smania di possesso, se riuscirò ad essere me stessa e a non scappare, riuscirò anche a liberarmi del fantasma di Alessandro, del rimorso di essermi comportata male con lui e di aver fatto una serie di errori che tuttora non riesco a scrollarmi di dosso.
Chissà....








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sabato, 26 aprile 2008

LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.


Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amore proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

                                                                               PABLO NERUDA

postato da bittersweetheart alle ore 11:46 | link | commenti
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sabato, 26 aprile 2008

Ci sono persone al mondo che ti rivolgono la parola anche se non ti conoscono affatto e non importa se sei bello o brutto, buono o cattivo, disposto o no a fare amicizia con loro... loro ti sono gà amiche e non hanno pregiudizi, barriere di nessun tipo, nessun timore a farsi vedere per quello che sono e ad accettare te per quello che sei.
E' così che a me, in certi momenti, mi sembra quasi di avere una seconda possibilità.
Abbracci senza un vero motivo, risate, sguardi, parole, scherzi.
Stessa testa matta, stessa spensieratezza da una parte. Dall'altra, stessa confusione e molta più paura.
Vorrei essere adesso com'ero, solo meno odiosa, meno possessiva; riscattarmi dall'aver mostrato in passato la parte peggiore del mio carattere e riuscire a tirar fuori quella migliore. L'unico problema è che son passati anni e adesso ho molta più paura. Se ci penso mi sembra impossibile... ma forse è solo che se sei "giovane" sei più incosciente. E poi... penso troppo. E se vengo fraintesa? E se si creasse un vuoto attorno a me come reagirei? E se mi facessi male?
Quanto più penso, tanto più degli omini invisibili mi costruiscono il loro muro invisibile attorno.
E' la tua seconda possibilità -mi dico- fai quello che ti senti, non aver paura, sii quello che sei.
Un giorno forse, racconterai tutto. E verrai capita. Forse è per questo che, all'improvviso, quando meno te l'aspettavi, è entrato nella tua vita. Forse riuscirai a recuperare, a riscattarti... e il fantasma che alberga nel tuo cuore se ne andrà via per sempre. E, forse, sarai LIBERA.  

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martedì, 22 aprile 2008

Una non meglio identificata notte di qualche tempo fa, ho sognato Alessandro. E la metafora del sogno è quello che succedeva parecchi anni fa anche nella realtà: lui scappava ed io gli correvo dietro cercando disperatamente di tenere il passo... senza mai riuscirci, ovviamente. 
Pare che tutto sia cominciato un pomeriggio grigio dell'inverno del 1997: erano giorni che mio cugino L. mi parlava di questo ragazzino che cantava e che l'aveva accolto nella sua vita, nella sua casa, nella sua famiglia e che si era messo a sua completa disposizione senza quasi neanche conoserlo. Ero già mezza cotta di lui e non l'avevo neanche mai visto.
Posarli gli occhi addosso, quel pomeriggio, è stato fatale e se una parte di me mi diceva "lascia perdere, è carino ma troppo piccolo per te", l'altra aveva già deciso e stabilito che doveva far di tutto per conquistarlo. Se ci ripenso mi sembra quasi che quel giorno non sia mai esistito, lo rivedo nella memoria quasi come fosse un sogno, scene al rallentatore di quando ci siamo stretti la mano, di quanto ha cantato, di sua madre che diceva di non fare casino perchè suo fratello aveva lavorato tutta la notte e stava dormendo, di quando ci siamo fermati fuori a parlare e a ridere, i suoi capelli sulla fronte, i suoi occhi luminosi che ridono e le sue labbra a formare un eterno sorriso. 
Testimoni di quell'evento che mi ha letteralmente cambiato la vita, mio cugino e la mia amica Vanessa (te lo ricordi quel pomeriggio Vanè???).
Di lì a qualche settimana dopo, io, mio cugino e Alessandro siamo stati inseparabili per mesi. Stavamo insieme per quasi tutto il giorno e comunque tutti i giorni e ricordo le serate a mangiare una pizza in tre sul cofano della macchina per strada, le scorribande in macchina, le serate a veder film a casa mia, le notti a tirar tardi e poi a dormire in tre nel mio letto singolo. Sicuramente c'era già qualcosa, ma il colpo di grazia l'ho avuto quando ho sentito Alessandro cantare una sua canzone per la prima volta. In quel preciso momento mi sono resa conto di essere innamorata.
Alessandro era... speciale. Fino a quel momento non avevo mai conosciuto nessuno che fosse così pieno di vita, così vitale e avesse una così inesauribile voglia di vivere. Non avevo conosciuto nessuno che avesse così tanta energia, così tanti sorrisi da dispensare, nessuno che fosse ingenuo come lui, nessuno che mi abbracciasse solo perchè era felice e nessuno che fosse realmente felice anche per le più piccole cose. A me sembrava che fino a quel momento fosse stato protetto sotto una campana di vetro e non avesse mai avuto a che fare con le cose brutte del mondo. Per lui non esisteva la malignità, la cattiveria, il tradimento, il dolore e se pure esistevano se li lasciava scivolare addosso come se fosse stata pioggia e lui avesse avuto un impermeabile invisibile al resto del mondo.
Lui era diventato tutto per me... io sono so cosa fossi per lui. Nei momenti in cui sono stata incazzata con lui mi son detta che non sono mai stata niente, che ero lì e ha vissuto me, come probabilmente avrebbe vissuto un'altra. Non so, non riesco a dire che forse sono stata qualcosa di più.
So che da quel lontanto 1997 e per i quattro anni successivi la nostra è stata una storia d'amicizia, d'amore platonico e fisico, so che sono stata la prima a fare l'amore con lui, so che quando sono partita lui ha pensato d'amarmi, so che per stare con me ha lasciato la sua famiglia e la sua casa, so di averlo buttato fuori di casa e di aver fatto le scale di corsa per riprenderlo, so che ho pianto di disperazione, che ho riso di pura felicità, che ci siamo addormentati abbracciati, che abbiamo diviso l'acqua, il pane e l'aria, so che abbiamo litigato e fatto pace facendo l'amore, so che si vedeva bello nello specchio perchè si guardava con i miei occhi, so che ho desiderato morire e vivere per lui, che sono stata l'unica ad aver cercato quando stava per impazzire o morire, so delle calde e afose notti d'agosto ad accarezzarci i corpi nudi nel letto bollente, delle telefonate a dirci cazzate pur di dirci qualcosa quando eravamo lontani, lui "mi ami?", io "mi vuoi bene?" e insieme "vorrei che fossi qui".
So che quell'Alessandro non esiste più, so che quell'Annamaria non esiste più... e l'unica cosa che mi sembra sia rimasta è un'amore sospeso a mezz'aria, proprio sulla mia testa che è stato così intenso che non riesco a dirlo, così forte che a ripensarci mi fa ancora male, così assurdo che sembra un sogno, così potente da rimanere lì nonostante gli anni, la vita, un nuovo amore.
L'ultima volta che ho visto Alessandro è stato più o meno a novembre dell'anno scorso.
L'ultima volta che ho visto il mio Alessandro è stata in un assolato pomeriggio di fine settembre del 2001.

 

 

 

 

 

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mercoledì, 09 aprile 2008

Da un mesetto circa, al lavoro, c'è un ragazzetto (non ha neanche vent'anni) che, forse per la sua vitalità e per alcuni suoi modi di fare, mi ricorda A. alla sua età.
Ieri, stare accanto a lui, mi ha riportata mentalmente ad alcuni anni fa, mi ha fatto ricordare alcune "pazzie" fatte in passato, mi ha fatto rendere conto di quanto sono diversa da allora e un po' me ne dispiace. Direi che sono "cresciuta", però non mi piace il fatto di essere diventata magari troppo seria e quindi di prendere tutte le cose troppo seriamente, non mi piace il fatto di non essere più "spensierata", non mi piace il fatto di non avvicinarmi mai troppo alle persone e di costruire, senza volerlo, un muro invisibile che impedisce alle persone di avvicinarsi a me.
E così stanotte ho sognato il mio giovane collega, che era un po' lui fisicamente e un po' A. caratterialmente. Ad un certo punto, dopo un paio di cose assurde (tipo quella di lanciarci una caramella e la carta di quella stessa caramella, lui da sotto ed io da sopra una specie di cavalcavia), lui mi diceva "ti amo" ed io, cercando di carpire se fosse sincero e guardandolo negli immensi occhi blu che ha anche nella realtà, gli dicevo "non so se riesco a crederti" e quello che sentivo dentro era la voglia di abbracciarlo e allo stesso tempo di andarmene via.
Psicanalista cercasi.
P.S. Faccio notare che non provo il benchè minimo interesse per il mio giovane collega, pur ammettendo che è un ragazzetto carino, nè lui ne potrebbe mai provarne per me... o per qualsiasi altra ragazza.
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lunedì, 07 aprile 2008

Certe volte mi capita di pensare delle cose e, dopo qualche tempo, sentirmi in colpa per averle anche solo pensate. Mi succede soprattutto quando, quelle cose, sembrano stranamente avverarsi.
E mi sento in colpa perchè mi rendo conto che quei pensieri nascevano da puro e mero egoismo.
Per esempio, a proposito di un qualche ragazzo che mi poteva piacere e a cui, immancabilmente piaceva un'altra, potevo pensare "lei lo manderà a quel paese e lui verrà da me".
So che è praticamente impossibile che quello che penso possa andare a condizionare chissà cosa... altrimenti a quest'ora sarei almeno milionaria, per tutte le volte che ho pensato e sperato di vincere ad una qualche lotteria!!!
Ma, siccome adesso mi sto accorgendo che ciò che ho pensato tanto tempo fa, sta quasi avverandosi, se qualcuno mi ha sentito allora, spero mi senta anche adesso "ritiro tutto".
Non è giusto.

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giovedì, 03 aprile 2008

Ogni volta la stessa sensazione: non mi basta mai.
Appena uscita dal teatro, ci rientrei per ricominciare a guardare lo spettacolo dall'inizio, come se ci fossi appena entrata. E ci tornerei il giorno dopo e quelli dopo ancora. Sono sicura che potrei guardarlo recitare per chissà quanti anni di seguito, mattina, pomeriggio, sera, senza mai stancarmi.
Non credo ci sia niente di paragonabile all'emozione di sedersi su quella poltrona e aspettare trepidante l'aprirsi del sipario. E' una sensazione strana, come quando sai che sta per accadere qualcosa di straordinario che ti cambierà la vità.. anche se solo per qualche ora. Non mi voglio schiodare da quella poltrona neanche nella pausa tra il primo e il secondo atto: mi sembrerebbe di  spezzare un'incantesimo, niente deve distrarmi o allontanarmi da quello che sto facendo, sia anche solo il dover aspettare che il sipario si riapra. Ogni volta vederlo apparire su quel palcoscenico mi apre il cuore e per tutta la durata dello spettacolo esiste solo lui, la sua voce, la sua gestualità... la sua genialità.
Mi riesce difficile anche solo provare ad immaginare quanto possa essere stanco, quanta fatica si porti sulle spalle perchè ogni volta appare "fresco come una rosa": ogni sua frase è pronunciata come se fosse la prima volta in assoluto, ogni suo gesto  è nuovo per me che lo guardo ma è come se lo fosse anche per lui che si muove. L'unico indizio che oltre a quello di questa sera ci sono stati altri spettacoli è la sua voce che riconosco essere un po' più bassa e allora capisco che anche stasera, qui davanti a me, darà tutto se stesso come ha già fatto altre sere, su altri palcoscenici, in altre città, davanti ad altre persone.
Ogni volta che ho avuto la fortuna, il piacere, l'onore di guardarlo a teatro, ho cercato l'uscita artisti e l' ho aspettato per salutarlo e stringergli la mano.
Penso che, in quei momenti, vorrei dirgli un sacco di cose, come per esempio "grazie" per questa e per tutte le altre volte in cui pensare ad una sua frase mi farà sorridere anche nei momenti più difficili della vita.
Alla fine, bloccata dalla timidezza, dalla paura di essere maleducata, invadente o chissà cos'altro, riesco solo a pronunciare :"complimenti!". Forse non è molto, ma ogni volta spero che lui percepisca quanta gratitudine e ammirazione ci sia in quell'unica parola.
Scoprirlo, una calda e afosa sera di cira 8 anni fa, è stato uno degli eventi più fortunati della mia vita.
postato da bittersweetheart alle ore 11:15 | link | commenti (2)
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martedì, 25 marzo 2008

Era qualcosa tipo 10 anni che non lo facevo.
Oggi pomeriggio ho ripreso la mia adorata racchetta e ho "giocato" a tennis.
I primi colpi sono andati a finire tutti sulla rete. Ma poi, man mano, un pochettino la mano l'ho ripresa.
Il fiato mi mancava quasi come se stessi per morire (tutta colpa del vizio che non riesco a togliermi!!!), ma impegnandomi ce l'ho fatta a correre di qua e di là, anche se per poco.
Mi fa male il braccio destro e un pochettino le gambe, ma voglio tornarci, almeno una volta alla settimana!
Mi sento esausta, ma strafelice.
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martedì, 26 febbraio 2008

Due mondi a confronto.
Per andare al lavoro o per tornare a casa, faccio un percorso in pullman di circa mezz'ora. Il più delle volte leggo, qualche altra volta ascolto musica, altre volte sono talmente assorbita dai miei pensieri da non rendermi conto di nient'altro.
Qualche sera fa, pensavo a chissà cosa, quando vengo riportata alla realtà dalla voce di una signora anziana, seduta proprio dietro di me che diceva "e allora te ne vai in discoteca e lei la lasci a casa...".
Due voci, quelle di un ragazzo e di una ragazza le rispondono che il posto è un po' "trasgressivo", che è fuori città e che lei non può passare la notte fuori e tornare il giorno dopo.
La signora chiede "quanti anni avete?", il ragazzo risponde "io 18", la ragazza "io 15".
Di solito, i ragazzi che vanno dai 15 ai 22-23 anni non li sopporto: per la maggior parte credono di sapere tutto del mondo, credono di essere i più intelligenti ma i loro discorsi sono tutti discoteche rinomate, vestiti firmati, quanto sono bone le veline e quanto son fighi i tronisti di Uomini e Donne e stronzate del genere.
In una frazione di secondo mi immagino a 15 anni, probabilmente sopporto poco anche me stessa presa com'ero dalle cose futili di quell'età, ma penso che l'unica cosa che ho in comune con questa ragazzina che non riesco neanche a vedere perchè è dietro di me è il fatto di non poter passare la notte fuori.
Intanto la signora continua a chiacchierare con loro; studiano tutti e due, lui è al quinto anno e "cerca" di studiare: è difficile rispetto agli altri anni.
Io, ancora diffidente, penso "... aspetta di entrare nel famoso mondo del lavoro e poi vedrai.....".
E poi la signora chiede come si sono conosciuti. La ragazzina da' una risposta che mi spiazza completamente : "Lui era il moroso della mia migliore amica".
Beata ingenuità!
Quindici anni e si vedono tutti: fosse stata un pochettino più maliziosa avrebbe evitato di svelare ad una perfetta sconosciuta, in un'unica, semplice frase di aver "rubato" il fidanzato non solo ad una persona che conosceva, ma proprio alla sua migliore amica!
La signora di solito non prende l'autobus, di solito va in macchina con suo marito. Ma ora sta tornando a casa dall'ospedale, dove quel marito è ricoverato per non capisco quale motivo. Li riempie di complimenti, dice loro che sono "carini" e, poco prima della fermata a cui tutti e tre devono scendere, sento la sua voce dire "siate bravi, vogliatevi bene... c'è tanta gente in ospedale che..." e la voce è un po' strozzata da un pianto che vuol venir su e che a fatica riesce a trattenere. I ragazzini ammutoliscono ed io, intenerita, commossa vorrei girarmi, guardare questa donna negli occhi e dirle qualcosa che in qualche modo possa confortarla ma non ne ho il coraggio; se mi giro vuol dire che ho ascoltato e ascoltare i discorsi degli altri non sta bene.
Comincio a pensare che questi due ragazzini non sono tanto male in fondo: usano un tono rispettoso ed educato con la vecchina, le rispondono con sincerità e non sbuffano per le tante domande, sono gentili e anche se non li vedo so che le sorridono;  la signora non è di quelle che puntano il dito contro come forse fa qualcuno della sua età, non li accusa o rimprovera di niente, il suo tono è affettuoso come può essere quello di una vera nonna.
Quando scendono vorrei girarmi a guardarli, ma non lo faccio, preferisco credere che i tre siano come li vedo nella mia fantasia: soprattutto la signora, settantenne con i capelli corti, bianchi e azzurrini, ordinata, pulita, dignitosa e con lo sguardo un po' stanco e un po' fiero di chi ha dovuto sopportare tanto nella vita ma che ha ancora la forza per andare avanti.
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mercoledì, 13 febbraio 2008

Quando "sto bene", ho sempre paura che ci sia qualcosa che all'improvviso arrivi a turbare quei momenti di serenità.
Certe volte, se "sto bene" ho perfino paura a sussurarlo, perchè immagino di portarmi sfiga da sola.
Da qualche tempo, sono serena al lavoro, praticamente adoro tutti i colleghi del mio turno e quello che faccio, sebbene sia poca cosa, in un certo senso mi fa sentire realizzata e, alla fine e a conti fatti, non mi stressa più di tanto. 
Ho terrore a dirlo, ma mi piacerebbe che le cose rimanessero sempre così: stessi colleghi, soprattutto.
Perchè con loro sto bene, perchè a loro modo, son tutti simpatici, perchè non ci sono grosse rivalità e, almeno per il momento (mai illudersi troppo!) nessuno cerca di metterla in quel posto a qualcun altro.
Stiamo organizzando da un paio di giorni un'altra serata da passare insieme e ne sono contenta perchè vuol dire che la percezione di buonumore e gioia sentita la prima volta in pizzeria, non l'avevo provata soltanto io.
Tutti hanno accettato l'invito: questo vuol dire che, nonostante si abbia casa, famiglia, fidanzati e quant'altro, si ha piacere a passare del tempo insieme oltre a quello che già dividiamo sul posto di lavoro.
Mi sembra che, da qualcosa che fai principalmente perchè devi mantenerti, non si possa chiedere altro.

postato da bittersweetheart alle ore 22:52 | link | commenti (1)
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venerdì, 08 febbraio 2008

Vorrei fare una precisazione riguardo ad un post di qualche tempo fa, "Dialogo fra Me e... l'Altra".  A parte il commento della povera stellina che faceva fatica a pigiare su qualche tastino in più (a lavorare nelle miniere ti manderei!), secondo cui io sarei un'ipocrita e dovrei vergognarmi e poveretto il mio "raga" e chissà quali altre stronzate ha pensato e non ha scritto, il post in questione mi è stato fatto notare anche da un'altra persona.
La precisazione è questa: non sono innamorata, nè ho perso la testa, nè ho voglia di far sesso con questo mio collega.
Non ho voglia di giustificarmi, ma il post è nato come uno scherzo ed ovviamente ciò che ho scritto è molto amplificato.
Trovo il collega in questione molto carino ma questo non significa che gli salterei addosso, la cosa finisce lì.
Trovo divertente lo scambio di sguardi con questa persona e sono convinta che il più delle volte lui pensi "ma che vuole questa?". Assurdo, ma è proprio immaginare quello che pensa, immaginare che un po' sia imbarazzato, ciò che mi diverte.
Nè dopotutto sono un'ammaliatrice, direi che più che altro mi si abbina bene la frase del Sommo Poeta :"non ti curar di loro ma guarda e passa".
Mi è capitato di pensare a lui esattamente come altre volte penso ad altre persone che conosco, mi è capitato di sognarlo ma mi è anche capitato di sognare Brad Pitt quindi direi che non significa niente, lo trovo carino ma questo è tutto.

E buona fortuna a tutti quelli a cui un po' di fantasia è rimasta.

postato da bittersweetheart alle ore 12:31 | link | commenti (1)
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venerdì, 08 febbraio 2008

Mi ritorna ora alla mente una frase che sentii per la prima volta anni fa, quand'ero appena adolescente. Si sparlava di un'amica che era TROPPO diversa da noi. Troppo precoce, troppo esplicita, troppo emancipata; un po' troppo di tutto forse semplicemente perchè ne eravamo invidiose.
Uno dei ragazzini presenti disse "IL MONDO è BELLO PERCHè è VARIO".
Quanti tipi di persone si incontrano nella vita?
Col passare del tempo mi accorgo che quelle che mi deludono di più, sono quelle che cambiano.
E non è che cambiano perchè magari crescono, maturano, hanno una vita troppo difficile o troppo facile.
Cambiano soltanto perchè cambiano le persone che hanno accanto.
Se con te erano spregiudicate, con altri diventano degli agnellini e si pentono e si dolgono per tutto ciò che hanno fatto e/o detto prima.
Se tu eri una persona "importante", davanti agli occhi degli altri diventi una nullità.
Per quanto mi riguarda, non mi sono mai pentita per le scelte che ho fatto anche se magari col tempo si sono rivelate sbagliate. Pentirsi per me significherebbe annullare tutto quello in cui, sbagliato o giusto che fosse, felice o doloroso, io ho creduto.


 

postato da bittersweetheart alle ore 11:39 | link | commenti (1)
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venerdì, 01 febbraio 2008

Da due giorni nella nuova casa.
Ieri accendo il pc e... la prima cosa che penso è "CHE CULO".
postato da bittersweetheart alle ore 17:41 | link | commenti (2)
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mercoledì, 23 gennaio 2008

Trentadue anni di vita (quasi trentatre) e mai, mai ho vissuto in un posto che non fosse una città.
E invece dal mese prossimo sarà così.
Non lo conosco bene il paese in cui andrò a vivere, però mi piace. Mi piace perfino il suo nome, perchè mi da' l'impressione di un posto dove son tutti amici, si beve e ci si diverte.
Così per la terza volta in otto anni, cambio casa.... e aridaje con il trasloco!
E nonostante l'intenzione è quella di portarmi dietro il minimo indispensabile e di buttare via tutto ciò che è vecchio, che non funziona, che non mi piace, che non mi serve... so già che impazzirò comunque per trovare un posto a tutto e che mi ci vorranno due mesi per sistemare anche la più piccola cazzata.
Ah!... i ricordi! Se non ci fossi così stramaledettamente attaccata me la caverei con una valigia e la borsa del pc.
Dentro mi si confonde tutto: adrenalina a mille per il cambiamento e nostalgia per ciò che lascio.
Chissà....

postato da bittersweetheart alle ore 19:14 | link | commenti (1)
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mercoledì, 09 gennaio 2008

Finalmente, dopo otto mesi di lavoro quasi ininterrotto, mi sono decisa a chiedere un paio di giorni di ferie e.... con un po' di fatica, me li hanno dati.
La stupida sono io che mi faccio sempre troppi problemi.
Domani parto, torno qualche giorno nella mia città, così mi faccio coccolare dai miei e mi rimpinzio di tutte quelle cose buone che qui non trovo. E.... mi riposo, spero.

P.S. Vanè.... appena arrivo ti chiamo!
postato da bittersweetheart alle ore 20:09 | link | commenti (2)
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